Pubblicato il: 31 Dicembre 2019 alle 15:23

Agricoltura

Agricoltura, Legambiente: “Ecco cosa ci auguriamo per il 2020”

Il 2019 per Legambiente è stato l'anno in cui è nato il polo nazionale per l'agroecologia circolare a Rispescia, in località Enaoli

Il 2019 per Legambiente è stato l’anno in cui è nato il polo nazionale per l’agroecologia circolare a Rispescia, in località Enaoli.

Una sfida, questa, su cui l’associazione ha deciso di scommettere nella piena e completa convinzione che puntando su un nuovo modo di fare agricoltura non solo si avrà la possibilità di scrivere un nuovo futuro sia per la Pmi che per le grandi industrie, ma anche di dare un contributo concreto alla mitigazione degli effetti della crisi climatica.

Di agroecologia durante l’arco dell’anno ne abbiamo parlato molto e in diversi contesti – si legge in un comunicato di Legambiente -. Il primo appuntamento è stato il workshop nazionale dell’agroecologia circolare organizzato a Rispescia e a cui hanno preso parte alcuni tra i principali player del settore. Il secondo appuntamento è stato organizzato nell’ambito di Festambiente, il festival nazionale di Legambiente che da trentadue anni viene organizzato nel mese di agosto in Maremma, e ha visto la realizzazione di numerosi appuntamenti specifici in cui si è fotografata la situazione attuale dell’agricoltura in Italia e in Europa e sono state tracciate le linee per il futuro del settore secondo Legambiente. La terza importante tappa dell’anno si è tenuta a Napoli, nell’ambito del primo Forum nazionale per l’agroecologia circolare, in occasione del quale si è iniziato a disegnare uno scenario possibile per un settore che deve avere la forza sia a livello locale che europeo di invertire la rotta e di rappresentare un volano per l’economia e per la lotta ai cambiamenti climatici. Ma quali sono i propositi di Legambiente Agricoltura per il nuovo anno?“.

Per prima cosa – dichiara Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – è necessario prendere atto del fatto che, stando ai recenti dati diffusi dall’Eea (Agenzia Europea per l’Ambiente), l’agricoltura dell’Europa del sud, e dunque anche dell’Italia, sarà presto e ancor più di oggi messa in ginocchio dalla crisi climatica. Ondate di calore, alluvioni, siccità e, molto più in generale, eventi meteorologici estremi metteranno a dura prova le coltivazioni cosiddette non irrigue, facendole diminuire in trent’anni di circa il 50%. E guardando al prossimo futuro la situazione è ancora più preoccupante: alla fine del secolo, tali coltivazioni subiranno un’ulteriore riduzione, raggiungendo quota – 80%. Senza alcun dubbio, si tratta di un allarme che deve vedere tutti i prima linea e che deve essere affrontato e gestito ponendo al centro del dibattito le modalità attraverso cui salvaguardare la produzione primaria e mettere definitivamente da parte l’agricoltura intensiva e industriale, tra le principali cause dell’attuale crisi“.

“In questa ottica – spiega Gentili è necessario incentivare significativamente politiche agricole sia a livello nazionale che europeo attraverso le quali consentire alle aziende di difendersi di più e meglio dai cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di CO2 del comparto di riferimento. La proposta è quella di creare un meccanismo premiante che dovrà servire per dare un nuovo impulso alla drastica riduzione dell’utilizzo di pesticidi e molecole pericolose di sintesi, dannosi per la conservazione della biodiversità, per il ruolo prezioso delle api e degli insetti pronubi e per la salute umana. Dalle nuove politiche agricole e dalla Pac in particolare, inoltre, dovrà passare anche il rafforzamento delle pratiche agricole sostenibili, dell’innalzamento significativo dell’asticella attraverso la drastica riduzione della chimica per l’agricoltura integrata e dell’agricoltura biologica come vero e proprio apripista dell’intero settore“.

“Per comprendere l’importanza dell’attivazione di questi percorsi – continua Gentili, è sufficiente far parlare i dati: il tasso di assorbimento della CO2 dei suoli nell’agricoltura convenzionale è pari all’1%, in quelli bio sale al 3,5%. A fronte di ciò, l’agroecologia mette al bando con determinazione sostanze di sintesi, evitando inoltre l’inutile consumo di combustibili fossili e diminuendo le emissioni climalteranti. Ciò vuol dire che l’agroecologia non solo ci consentirà di fronteggiare la crisi del settore agricolo ma rappresenta anche un valido alleato nel rallentamento delle conseguenze della crisi climatica. Alla luce di questo ragionamento, appare irrimandabile l’apertura di un tavolo permanente ad ogni livello proprio sull’agroecologia circolare attraverso il quale giungere ad una vera e propria ridefinizione dell’intero settore sia per quanto riguarda il sistema Paese che nei singoli territori“.

“In tale ottica, nel nuovo anno si dovrà puntare con decisione sui distretti agroalimentari in chiave eco-sostenibile. Proprio attraverso tali distretti si consentirà al nostro Paese di essere protagonista non solo di un rilancio economico green, ma anche di un nuovo modo di fare agricoltura attraverso una rete realmente sostenibile e capace di fronteggiare le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto. Questo consentirebbe di ridurre i consumi idrici ed energetici, abbattere gli imput chimici, aumentare la fertilità del suolo e fornire prodotti sani ai consumatori. Inoltre, permetterebbe la creazione di laboratori a cielo aperto interamente dedicati alla sostenibilità, all’agroecologia e al biologico e ci consentirebbe di diventare sempre più competitivi sul mercato, abbinando alle produzioni di qualità e senza residui chimici di sintesi l’identità territoriale italiana. Inoltre, è molto importante utilizzare innovazione e sperimentazione all’avanguardia per ridurre gli imput chimici e ridurre sprechi energetici ed idrici. Nel nuovo anno – prosegue Gentili sarà inoltre necessario individuare strategie attraverso cui sostenere l’agricoltura e garantire lo sviluppo dei nostri territori dove è in costante aumento il fenomeno dell’abbandono delle aree coltivate con tutte le conseguenze negative che ciò comporta”.

L’auspicio di Legambiente – conclude Gentili è che da parte del Governo ci sia una sempre più mirata attenzione al settore dell’agricoltura e che si dia seguito a misure di natura strutturale attraverso le quali sostenere le attività e rilanciare l’intero settore. Non è più il tempo di rimandare a domani ciò che possiamo e dobbiamo fare oggi: puntando con forza e determinazione anche sotto il profilo economico sull’agroecologia si ha la certezza di operare una scelta competitiva e lungimirante e di rivitalizzare l’intero settore agricolo, evitando l’abbandono delle terre ed il dissesto irogeologico, favorendo la permanenza dei presidi territoriali e salvaguardando l’ambiente. Ridurre l’uso di sostanze inquinamenti e dannose e contrastare con forza agricoltura e zootecnia intensiva, eliminando gli incentivi a pioggia, combattere le sacche di illegalità purtroppo ancora presenti nel comparto agricolo, sostenere le iniziative volte al contrasto del caporalato, incentivare con convinzione innovazione e ricerca in chiave sostenibile, aiutare gli agricoltori che guardano all’agroecologia con convinzione attraverso meccanismi premianti: sono queste in sintesi le priorità dell’agenda 2020 di Legambiente“.

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