Cronaca

Altro canide ucciso a Grosseto. LAV: “Si cerchi tra chi ha pecore e porto d’armi in zona”

Un cacciatore e un allevatore: è questo senza dubbio l’identikit, secondo la Lav, di chi ha sparato al canide trovato morto il 2 novembre scorso in località Grancia, nei pressi di Grosseto. Qualcuno che evidentemente ha un allevamento in quella zona e che ha compiuto un gesto di vendetta nei confronti del presunto responsabile di attacchi alle greggi. E’ un reato che prevede fino a due anni di carcere. L’animale, ritrovato con le gambe legate dal filo di ferro, è adesso all’istituto zooprofilattico in attesa di capire se si tratta, difficilmente, di un lupo, o più probabilmente di un semplice cane o di un ibrido.

 “Il colpevole è senza dubbio da cercare tra gli allevatori della zona, incrociando i dati con quelli di chi ha il porto d’armi: cacciatore e allevatore insieme – dichiara Giacomo Bottinelli, responsabile LAV Grosseto- . La violenza e la pericolosità di questi individui è sempre più evidente ed è necessario che se ne prenda atto a livello istituzionale per arginare una deriva pericolosissima che ha le sue radici in due piaghe del nostro territorio: allevamento e caccia. Piaghe spesso spacciate per tradizioni da difendere, anche in nome di interessi economici, quando invece si dovrebbe tendere a una produzione alimentare non violenta e alla totale abolizione della caccia”.

 Il caso è simile a quello del cane ucciso ed esposto in piazza l’anno scorso a Roccalbegna. L’appello della LAV è ai cittadini che devono opporsi a questi massacri con scelte alimentari consapevoli e un netto no alla caccia.

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