Costa d'argento

A Talamone il Trap con il suo antico gozzo dell’Argentario

Da più di 40 anni Giovanni Trapattoni detto Trap va per mare all’Argentario con il gozzo cabinato costruito dalle sapienti mani del Cantiere Cerulli e Artemare Club lo ha incrociato e seguito con discrezione per non turbare la sua privacy a Talamone. Se l’81enne Trapattoni è la storia del calcio italiano e non solo, la sua barca nel mondo dello yachting argentarino non è da meno, ha addirittura un posto al museo dei Maestri d’ascia della Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano – mostra permanente che da vent’anni attira visitatori e studiosi da tutto il mondo, grazie al modello della sezione longitudinale dell’imbarcazione del tecnico azzurro e ai suoi piani di costruzione.

 Giovanni Trapattoni ha infatti una barca in legno, non una che hanno tutti, ma una vera opera d’arte del 1978 pertanto ormai d’epoca, con il nome “Aleto” – ricorda la prole Alessandra e Alberto, un nove metri costruito a Porto Santo Stefano da Giancarlo Cerulli, Maestro d’ascia, arte che ha tramandato ai figli. Il bellissimo gozzo cabinato nel 2000 ha avuto alcune modifiche con la eliminazione della pinna e l’applicazione un bottazzo di planata e altri lavori e migliorie.

 Il Trap ha sempre dichiarato di essere un ammiratore dei Maestri d’ascia santostefanesi  e delle  barche in legno che costruiscono, un’arte più che un lavoro il loro nel modellare il legno, plasmarlo e  trasformarlo in scafi in grado di solcare le acque e al Promontorio dell’Argentario, luogo d’incontro di comunità provenienti da luoghi marittimi diversi, i maestri d’ascia hanno imparato le diverse tecniche dei posti di provenienza fondendole e arricchendole tanto da dare al loro lavoro connotati propri e distintivi per i quali sono conosciuti ovunque, molte delle imbarcazioni uscite dai loro cantieri sono diventate delle regine dei mari oggetti di culto per amanti dello yachting.

 Quella del Trap è una storia veramente bella, di vita passata da grande allenatore ma con animo nobile in famiglia e cuore da marinaio fedele a Talamone e la sua frase più famosa “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” cioè “Mai parlare troppo presto” è un mantra che vale anche per chi va per mare per diporto e per chi ci lavora

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