Home GrossetoEmergenza climatica in Maremma, Europa Verde: “Serve piano straordinario contro caldo e siccità”

Emergenza climatica in Maremma, Europa Verde: “Serve piano straordinario contro caldo e siccità”

di Redazione
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Grosseto. «I dati sull’estate 2026 presentati dal Consorzio LaMMA alla centrale di San Martino non sono semplici statistiche da archiviare, ma un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. La Maremma sta affrontando trasformazioni climatiche sempre più evidenti e le amministrazioni locali devono attrezzarsi per affrontare non soltanto le emergenze, ma soprattutto prevenirne gli effetti».

A dichiararlo è Emanuele Perugini, rappresentante locale di Europa Verde, intervenendo sui dati climatici relativi all’estate 2026 diffusi dagli esperti del LaMMA.

Un’estate caratterizzata da 79 giorni su 92 con temperature superiori ai 30 gradi e 49 giornate oltre i 34 gradi, accompagnata da un numero eccezionale di notti tropicali. Dal 19 giugno sono state registrate 68 notti con temperature minime particolarmente elevate.

«Sono numeri che raccontano un cambiamento concreto delle condizioni climatiche – sottolinea Perugini -. Le temperature notturne sono particolarmente importanti perché il mancato raffrescamento durante la notte significa maggiore accumulo di calore negli edifici e negli spazi urbani, con conseguenze sul benessere delle persone e un aumento della domanda di energia. Ma il tema del caldo è soltanto una parte della questione. L’altro grande problema è l’acqua. I quantitativi complessivi di precipitazione non raccontano infatti tutta la storia: è cambiata la loro distribuzione, con periodi siccitosi alternati a precipitazioni molto intense. È questa alternanza, insieme all’aumento delle temperature, che rende più difficile la gestione delle risorse idriche e aumenta la vulnerabilità del territorio».

Le proposte

Di fronte a questo scenario, Europa Verde Grosseto propone quattro linee di intervento.

1. Un “Patto per l’Ombrone” e sistemi diffusi di accumulo dell’acqua
«Serve una strategia provinciale per trattenere e utilizzare meglio l’acqua – continua Perugini -. Chiediamo di avviare uno studio per una rete di piccoli invasi aziendali e consortili e di altri sistemi diffusi di accumulo e ritenzione delle acque piovane, naturalmente nel rispetto della pianificazione ambientale e idraulica».

L’obiettivo è duplice: aumentare la capacità del territorio di trattenere parte delle precipitazioni intense e creare riserve utilizzabili nei periodi di maggiore scarsità idrica, soprattutto a sostegno dell’agricoltura.

2. Stop al consumo inutile di suolo e più verde nelle città
«Grosseto, Follonica, Orbetello e gli altri centri della provincia devono prepararsi a estati sempre più calde – continua Perugini –. Per questo proponiamo un piano straordinario di de-impermeabilizzazione del suolo, il cosiddetto depaving, partendo dalle aree dove esistono superfici asfaltate non più necessarie e dalle grandi piazze e aree urbane particolarmente esposte al calore. Più alberi, filari ombreggianti, aree verdi e suoli permeabili possono contribuire a contrastare l’isola di calore urbana, migliorare la vivibilità degli spazi pubblici e aumentare la capacità del terreno di assorbire parte delle precipitazioni intense. La transizione climatica deve quindi diventare anche una trasformazione concreta delle nostre città».

3. Più manutenzione e trasparenza sul reticolo idraulico
«Chiediamo al Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud di rendere ancora più trasparente e strutturata, alla luce dell’estremizzazione climatica, la programmazione degli interventi sul reticolo di propria competenza – spiega Perugini -. Il Consorzio svolge già attività di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e del reticolo idraulico: proprio per questo chiediamo che siano rese facilmente accessibili ai cittadini la programmazione degli interventi, le priorità, i tempi e i risultati ottenuti. La prevenzione deve essere verificabile prima dell’arrivo delle precipitazioni più intense».

4. Più educazione climatica e un ruolo più forte di Acquedotto del Fiora
«La prevenzione parte anche dalla conoscenza – sottolinea Perugini –. Proponiamo ai Comuni e alla Provincia di Grosseto di rafforzare, insieme all’Ufficio scolastico territoriale, i percorsi di educazione al risparmio idrico, alla conoscenza dei fiumi e alla prevenzione del rischio, valorizzando anche esperienze già esistenti come “Percorsi d’acqua”. Custodire la memoria dell’alluvione del 1966 significa anche formare cittadini consapevoli delle caratteristiche e delle fragilità del nostro territorio. In questo scenario chiediamo ad Acquedotto del Fiora di accelerare ulteriormente gli investimenti per la riduzione delle perdite della rete, che negli ultimi anni sono già diminuite, e di rafforzare la ricerca e gli investimenti sul riuso delle acque reflue depurate per finalità irrigue e agricole. La gestione dell’acqua deve diventare sempre più una componente centrale delle politiche di adattamento climatico della Maremma».

«La transizione ecologica non è un dibattito astratto sul futuro – conclude Emanuele Perugini -, ma riguarda la sicurezza e la qualità della vita nel presente. I dati dell’estate 2026 ci chiedono di prepararci a condizioni climatiche diverse da quelle a cui siamo stati abituati. Difendere il territorio significa proteggere l’agricoltura, il turismo, le nostre città e le nostre case. Per questo chiediamo alle istituzioni locali e ai gestori dei servizi pubblici di costruire una strategia condivisa per affrontare caldo, siccità e precipitazioni intense. La Maremma ha bisogno di programmazione, investimenti e capacità di prevenzione: è il momento di trasformare l’emergenza climatica in una politica concreta di adattamento».

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