Home Attualità“Codice etico Agricoltura”: firmato il protocollo per la prevenzione e il contrasto del caporalato

“Codice etico Agricoltura”: firmato il protocollo per la prevenzione e il contrasto del caporalato

di Redazione
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Grosseto. Oggi, 29 luglio, i Prefetti di Siena, Valerio Massimo Romeo, e di Grosseto, Paola Bernardino, hanno firmato il protocollo “Codice etico Agricoltura” per prevenire e contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, con l’adesione del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, della presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti, del presidente della Provincia di Grosseto Francesco Limatola, presente in videoconferenza la Commissione d’inchiesta sulle condizioni del lavoro, lo sfruttamento e la sicurezza presieduta dal senatore Tino Magni.

Il protocollo

L’intesa mira a rafforzare la legalità nella filiera agricola, con specifica attenzione alle cosiddette “aziende senza terra”: imprese prive di terreni e struttura imprenditoriale, che forniscono però manodopera, prevalentemente straniera, alle aziende agricole committenti. Il protocollo prevede concretamente: l’introduzione di specifici strumenti di autodichiarazione e controllo nell’ambito degli appalti agricoli, l’istituzione di una white list delle “aziende senza terra”, il potenziamento dell’azione e dell’operatività delle sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità previste dalla legge 199/2016 e la promozione di progetti formativi.

I Prefetti di Grosseto e Siena, Paola Berardino e Valerio Massimo Romeo, hanno evidenziato che la sottoscrizione del protocollo rappresenta un importante segnale di unità e rafforzamento istituzionale, a tutela sia dei lavoratori che delle imprese agricole committenti, in un quadro di rispetto dei Ccnl e delle leggi in materia.

L’iniziativa mira, infatti, a far emergere quelle situazioni di irregolarità che sono state, comunque, riscontrate nelle due province, in modo particolare nei processi di intermediazione della manodopera agricola e del rispetto dei diritti dei lavoratori, sia sotto il profilo retributivo che sotto quello previdenziale.

Gli stessi Prefetti hanno sottolineato come la piena condivisione del protocollo da parte del presidente della Regione, Eugenio Giani, costituisca un elemento di particolare importanza che pone, ancora una volta, la Regione Toscana in un quadro virtuoso in materia di lavoro, a salvaguardia dei principi etici e rispetto della dignità prevista dalla nostra Costituzione italiana.

Il ruolo della Cgil

La firma del protocollo è una tappa importantissima del percorso iniziato anche grazie alle Brigate del Lavoro della Flai Cgil. Una campagna sui territori dell’Amiata grossetana e della Valdichiana senese che ha evidenziato uno sfruttamento quasi legalizzato. Con “aziende senza terra” che assumono centinaia di lavoratori stranieri corrispondendo paghe miserevoli. Datori di lavoro che parlano la loro lingua, ma che si arricchiscono sulla loro pelle, attraverso procedure sempre più sofisticate.

«Le iniziative della Flai Cgil hanno contribuito a rendere lo sfruttamento in agricoltura una priorità istituzionale al centro del dibattito pubblico, – dichiarano Andrea Biagianti, segretario della Flai Cgil Siena, e Paolo Rossi, segretario della Flai Cgil Grosseto – prima c’è stato il Comitato interprovinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e l’attività della task force interprovinciale istituita per il rafforzamento dei controlli, poi sono arrivate le audizioni della Commissione di inchiesta del Senato, a seguire l’approvazione in Regione Toscana della risoluzione sul contrasto allo sfruttamento in agricoltura e da ultimo la firma del protocollo. Siamo soddisfatti del lavoro delle Prefetture, viene introdotta la comunicazione dei contratti di appalto, un modello di autodichiarazione per le “aziende senza terra” al fine di verificarne la regolarità e una white list delle stesse».

«Il Protocollo rappresenta uno strumento di prevenzione, – proseguono Biagianti e Rossiinsieme alle parti datoriali, alle istituzioni e agli enti dobbiamo definirne la corretta applicazione, anche a salvaguardia delle aziende agricole danneggiate dalla concorrenza sleale dello sfruttamento».

«Il protocollo “Codice etico Agricoltura” rappresenta l’avvio di un progetto concreto, stimolato dalle azioni che abbiamo compiuto sulle due provincie con le Brigate del Lavoro, – sottolinea Mirko Borselli, segretario generale della Flai Cgil Toscana – è essenziale che le sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità funzionino pienamente e svolgano tutte le prerogative previste dalla legge 199/2016. Strumenti efficaci sugli appalti e indici di coerenza che mettano a confronto la quantità di produzione e l’estensione dei campi con le giornate di lavoro dichiarate dai datori, sono mezzi concreti per contrastare preventivamente lo sfruttamento. Così come la sperimentazione di un collocamento pubblico per i lavoratori stranieri, da fare con mediatori culturali per un incontro tra domanda e offerta che parli di legalità e che sottragga spazio agli intermediari che lucrano sulla manodopera. Allo stesso modo sono necessarie risposte sui temi degli alloggi e dei trasporti, oltre a misure concrete per il reinserimento lavorativo di quei lavoratori che denunciano i caporali».

«Proprio su questi elementi abbiamo sostanziato il nostro contributo nel confronto con la Regione per una legge sullo sfruttamento in agricoltura – conclude il segretario della Flai Cgil Toscanae abbiamo già registrato avanzamenti. La Flai Cgil ringrazia le Prefetture di Grosseto e Siena e tutte le istituzioni presenti per il lavoro che hanno svolto».

La Flai Cgil Toscana ribadisce, infine, la necessità di proseguire il confronto per arrivare a una legge regionale che renda strutturali e omogenee le azioni di prevenzione e contrasto al caporalato in tutta la Toscana.

«Quello della lotta al caporalato e allo sfruttamento è un tema centrale per la Cgil – dichiarano Alice D’Ercole, segretaria generale della Cgil Siena, e Monica Pagni, segretaria generale della Cgil Grosseto –. Il lavoro di analisi e denuncia della Flai ha messo in luce criticità che se per taluni possono essere arrivate come una scoperta, per le Camere del Lavoro di Grosseto e Siena purtroppo non lo erano affatto, ma erano condizioni ben note che imponevano risposte concrete. Esprimiamo grande soddisfazione per la firma del codice etico, perché segna un cambio di passo decisivo: si va finalmente ad agire in via preventiva e non solo a posteriori. La repressione e gli interventi riparatori, che arrivano quando lo sfruttamento è stato ormai perpetrato, non bastano più. I problemi si contrastano e si sradicano solo anticipando i fenomeni e tutelando la legalità e la dignità del lavoro prima che vengano violate».

Landini: «Da Toscana strumenti di contrasto da estendere. Governo faccia la sua parte»

“Dalla Toscana arrivano strumenti da estendere per contrastare concretamente il lavoro irregolare in agricoltura. Ora anche il Governo Meloni faccia la sua parte”. Lo dichiara il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dopo la presentazione lunedì scorso in Giunta Regionale Toscana della proposta di legge contro lo sfruttamento in agricoltura e dopo la sottoscrizione, avvenuta oggi, di due importanti protocolli a Siena e Grosseto sempre in materia di contrasto al lavoro irregolare nei campi.

“I contenuti e gli strumenti previsti dai protocolli sottoscritti – sottolinea Landini – si inseriscono nel percorso avviato con la Regione Toscana per promuovere una legge contro lo sfruttamento in agricoltura, su richiesta anche della Cgil”. “In questa direzione è importante – prosegue il segretario generale – anche la proposta di legge della Giunta Giani, che introduce gli Indici di Coerenza nel settore: strumenti che individuano, in relazione alle diverse quantità e tipologie di produzioni agricole, il numero minimo di ore di lavoro necessarie”.

“Un risultato importante – continua Landini – per le lavoratrici ed i lavoratori e di conseguenza per tutto il sindacato confederale, per affermare un sistema preventivo che la Cgil e la Flai Cgil rivendicano da tempo. Ora chiediamo al Governo – conclude – di attuare subito la legge 199/2016 sugli Indici di Coerenza, rendendone obbligatorio il rispetto per l’intera filiera agroalimentare, dagli imprenditori agricoli alle aziende di trasformazione e alla grande distribuzione”.

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