Home EconomiaContrattazione sociale, Cisl: “Protocollo con Comune di Grosseto diventi modello per tutta la Maremma”

Contrattazione sociale, Cisl: “Protocollo con Comune di Grosseto diventi modello per tutta la Maremma”

Presentato a Roma il rapporto Cisl 2026: 678 documenti, 1615 Comuni e oltre 18 milioni di cittadini coinvolti

di Redazione
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Grosseto. Trasformare la contrattazione sociale da occasione episodica a componente stabile della programmazione dei Comuni. È la proposta rilanciata dalla Cisl Grosseto dopo la presentazione, avvenuta il 14 luglio scorso a Roma, del rapporto 2026 dell’Osservatorio sociale della contrattazione territoriale di Cisl e Federazione Pensionati Cisl.

“I numeri presentati – dichiara Simone Gobbi, segretario generale di Cisl Grosseto – confermano la rilevanza di questa attività. Nel 2025 sono stati censiti 678 documenti di contrattazione sociale, il 13,2% in più rispetto all’anno precedente. Gli accordi comunali e intercomunali hanno interessato 1.615 Comuni, pari al 20,4% del totale nazionale, raggiungendo circa 18 milioni di residenti, il 30,5% della popolazione italiana. Il 76% dei documenti ha validità comunale, mentre il 10,8% riguarda una dimensione intercomunale. Sul piano dei contenuti, il 67,3% delle azioni negoziate riguarda il welfare sociale. Le materie più trattate sono state le politiche per gli anziani (15,8%), per famiglie e minori (12,9%), l’istruzione (10%), la fiscalità locale (9,6%), il mercato del lavoro e la coesione territoriale (entrambi all’8,7%), l’abitazione (8,2%) e la disabilità (7,5%)”.

Tra i temi specifici emergono soprattutto la non autosufficienza, la compartecipazione al costo dei servizi e l’attuazione degli interventi del Pnrr. In Toscana sono stati censiti 60 documenti e il 93,3% è costituito da accordi o intese formalmente sottoscritti.

Una fotografia del Paese vista dal basso, come ha definito il rapporto, nel suo intervento conclusivo, la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, capace di raccogliere bisogni, fragilità e risorse delle comunità. “La segretaria Fumarola – precisa Gobbi ha ribadito che partecipare non significa essere informati quando tutto è già deciso, ma poter incidere con dati, competenze e proposte sulla definizione di bilanci, investimenti e servizi”.

Una direzione che a Grosseto ha trovato una prima applicazione nel protocollo sulle relazioni sindacali recentemente sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil con il Comune capoluogo di provincia.

“Con la firma del protocollo – continua Gobbi abbiamo compiuto un passaggio importante, perché la contrattazione sociale non viene più affidata soltanto alla disponibilità occasionale delle amministrazioni, ma entra stabilmente nella programmazione comunale. Il confronto deve avvenire quando si costruiscono il Dup, documento unico di programmazione, il bilancio, le politiche fiscali e tariffarie e le scelte sui servizi, non quando tutto è già stato deciso”.

L’accordo, infatti, introduce un metodo preventivo e continuativo di confronto sulle principali decisioni economiche e sociali dell’amministrazione: dal welfare ai servizi sociosanitari, dalle politiche abitative alla fiscalità locale, fino agli appalti pubblici e alla qualità del lavoro.

“Possiamo parlare di un vero e proprio ‘modello Grosseto‘ – precisa Gobbida intendersi non come uno schema rigido da replicare, ma come un metodo da adattare alle caratteristiche delle diverse comunità. Il nostro obiettivo, insieme alle altre due organizzazioni sindacali confederali, è promuovere anche negli altri Comuni della provincia relazioni sindacali stabili, incontri programmati, impegni chiari e momenti di verifica dei risultati”.

In un territorio caratterizzato da piccoli Comuni, aree interne e da una popolazione sempre più anziana, la Cisl ritiene necessario rafforzare anche la dimensione zonale e intercomunale della contrattazione, soprattutto su temi come la non autosufficienza, la sanità territoriale, il sostegno ai caregiver e, ancora, casa, mobilità, servizi per le famiglie e contrasto alla povertà educativa.

“Non possiamo intervenire solo quando la povertà è già diventata emergenza, la solitudine si è trasformata in esclusione o il bisogno di assistenza ha travolto una famiglia – conclude Gobbi -. Serve un welfare preventivo e comunitario e la contrattazione sociale ha proprio questo obiettivo: portare la vita reale delle persone dentro le decisioni pubbliche e cercare di tradurla in servizi, tutele e risultati concreti”.

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