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Farmacie comunali, De Martis: “Il Comune non vuole comprare le quote del socio privato”

di Redazione
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Grosseto. Venerdì 28 novembre il Consiglio comunale di Grosseto sarà chiamato a votare sulla possibilità di restituire le farmacie comunali ad una proprietà interamente pubblica.

“L’attuale socio privato, detentore del 49% delle azioni di Farmacie comunali riunite s.p.a. ed esclusivo titolare delle strategie aziendali, ha comunicato la volontà di cedere la propria quota ad altra società privata – spiega Carlo De Martis, capogruppo di Grosseto Città Aperta -.  Situazione che apre la possibilità per il Comune di Grosseto, detentore del restante 51% (esattamente del 50,615%), di esercitare il diritto di prelazione e rientrare nella piena gestione di un servizio pubblico di grande rilevanza sociale. Una questione di straordinaria importanza per la cittadinanza che, tuttavia, l’amministrazione comunale ha cercato di far passare sotto silenzio, nonostante ne sia stata ufficialmente informata fin dallo scorso mese di giugno”.

“Tanto che, nel frattempo, la Giunta ha già espresso la propria posizione contraria, indirizzando i suoi consiglieri a decretare, nel Consiglio del 28 novembre, la definitiva rinuncia alla ripubblicizzazione delle farmacie comunali – continua la nota -. Una posizione, secondo la prospettazione dell’assessore competente, Fabrizio Rossi, che sarebbe tra l’altro giustificata da una non meglio precisata insostenibilità finanziaria dell’operazione. Ebbene, il prezzo della cessione è stato fissato in € 7.686.582, determinato in funzione della situazione contabile aziendale che descrive una società solida, con un valore della produzione di oltre quattordici milioni di euro e che, da anni, produce utili nell’ordine di un milione di euro”.

“Già solo questi dati rendono assai opinabile la tesi di una non sostenibilità finanziaria dell’operazione e, anzi, dovrebbero indurre ad una riflessione più approfondita sull’opportunità di un investimento pubblico che, diversamente da altri realizzati da questa amministrazione, potrebbe rivelarsi quantomai efficace e proficuo. A beneficio sia della cittadinanza, sia delle casse comunali – sottolinea De Martis -.Come d’altronde avviene in numerose realtà, da Follonica e Reggio Emilia, solo per fare due esempi volutamente diversi per dimensione e ubicazione, nelle quali una gestione interamente pubblica delle farmacie consente di mantenere il giusto equilibrio tra competitività dell’azienda sul mercato, risultati economici e garanzia dei fondamentali di un servizio che vuole seriamente definirsi pubblico. Immaginate cosa significherebbe poter reinvestire, ogni anno, un milione di euro di utili nel sistema di welfare locale. Vuoi per finanziare servizi socio-sanitari, anche di concerto con il Coeso Società della Salute, vuoi per calmierare i costi dei prodotti farmaceutici a beneficio delle famiglie a basso reddito. Un modello totalmente pubblico, se ben gestito, assicura che ogni euro di utile generato resti nel circuito del welfare locale, massimizzando l’impatto sociale ed economico per l’intera comunità”.

“Per questo Grosseto Città Aperta invita i consiglieri di maggioranza a rivalutare l’indirizzo espresso dalla Giunta e dare corso agli atti necessari per l’esercizio della prelazione, di modo da far rientrare il servizio nella gestione pubblica – continua De Martis -. Se tuttavia la maggioranza di governo intendesse rinunciare a questa possibilità, mantenendo una gestione mista pubblico/privato, certo è che il ruolo della parte pubblica dovrà compiere un serio passo in avanti, uscendo dalla marginalità in cui si è collocata in questi anni, anche a causa dei freni posti dall’assessorato competente alle stesse iniziative del CdA di Farmacie comunali riunite s.p.a. Le attività sociali non sono mancate, ma certo non all’altezza delle potenzialità di un’azienda farmaceutica come Fcr e, in particolare, ben lontane da ciò che ci si attenderebbe dal socio pubblico detentore del 51% delle quote societarie. In questo senso non sono tanto i patti parasociali, che affidano al socio privato le strategie aziendali, a costituire un limite alla compagine pubblica, ma è la carenza dell’azione politica al suo livello apicale che da anni impedisce a Fcr di esplicare adeguatamente, a fianco dell’attività prettamente imprenditoriale, la sua funzione socio-sanitaria”.

“Una criticità, peraltro, che non risiede soltanto sulla poltrona dell’assessore alle partecipate, Fabrizio Rossi, ma deve essere equamente distribuita tra tutte le forze della maggioranza, che in questi anni non hanno mai ritenuto di destinare in modo strutturale gli utili prodotti dalle farmacie comunali, ricavati attraverso la spesa sanitaria dei grossetani, a progettualità di welfare territoriale – termina De Martis -. Questo è ciò che Grosseto Città Aperta chiede che sia realizzato”.

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