Home Cultura & Spettacoli“Il vino, un composto d’umore e di luce”: il libro presentato al Museo archeologico

“Il vino, un composto d’umore e di luce”: il libro presentato al Museo archeologico

L'iniziativa è in programma sabato 22 novembre

di Redazione
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Scansano (Grosseto). Sabato 22 novembre, alle 17.30, al Museo archeologico della vite e del vino di Scansano si terrà la presentazione, a cura dello storico Marco Paperini, del volume “Il vino, un composto d’umore e di luce” ovvero “Della conservazione dei vini” (1765) di Antonio Matani, nell’edizione curata da Simone Fagioli per Effigi Edizioni. L’evento si inserisce nel contesto delle iniziative dedicate a Pietro Leopoldo di Lorena, figura centrale per le riforme settecentesche in Toscana.

Il volume e il contesto storico

Il libro, che ripropone in senso critico il saggio originale del medico Antonio Matani (Pistoia, 1730-1779) pubblicato nel 1765, offre uno sguardo affascinante e sorprendentemente moderno sul tema della qualità del vino e della salute pubblica nel Settecento toscano ed europeo.

Antonio Matani: medico, filosofo, naturalista

Medico di fama europea, docente all’Università di Pisa e alla Scuola medica dell’ospedale del Ceppo di Pistoia, Antonio Matani fu un attento ricercatore e filosofo. Il suo lavoro sulla conservazione dei vini si interroga per la prima volta sulla qualità di un prodotto di largo consumo, spesso soggetto a sofisticazioni e vere e proprie frodi.

Le frodi e l’impatto sulla salute

Matani, da medico e fisiologo, evidenziava il legame tra la scarsa qualità del cibo – vino incluso – e i suoi effetti negativi sulla salute umana, in un secolo, il Settecento, che approfondiva il concetto di prevenzione. Nel vino destinato al consumo locale in Toscana si potevano trovare numerose sostanze nocive, tra cui: rame, zolfo e alabastro polverizzato, allume, asbesto, amido, gusci d’uova, pece, gesso, arena, calce, litargirio, acqua marina, ragia di pino, canfora, elleboro, olio, fieno greco e altro.

L’aggiunta di queste sostanze, se intesa per la conservazione (come l’uso di resine nell’antica Grecia) era spesso dettata da una “biasimevole avidità d’un ingiusto guadagno” che andava contro l’“umana felicità”.

Il vino tra scienza e filosofia

Il titolo del volume, “Il vino, un composto d’umore e di luce”, è una citazione che Matani riprende da Galileo Galilei. Questo aforisma sottolinea la visione poliedrica del vino, non solo come bevanda, ma anche come espressione di una filosofia di vita. Il saggio di Matani si pone su due registri: aspetti medici e fisiologici, analisi delle qualità organolettiche del vino e delle sue contaminazioni deleterie per la salute. Aspetto della felicità: la qualità del cibo e del vino come elemento essenziale per il benessere collettivo e l’umana felicità, un tema centrale nel dibattito illuministico del tempo.

Pietro Leopoldo e la qualità del vino

La pubblicazione del saggio nel 1765 coincide con l’arrivo in Toscana del giovane Granduca Pietro Leopoldo. Già in precedenza, nel 1716, il Granduca Cosimo III de’ Medici aveva emanato editti per la tutela dei vini di quattro aree toscane – Chianti, Carmignano, Pomino e Valdarno Superiore – istituendo un organo di controllo per ovviare alle frodi e garantire la qualità per una più ampia commercializzazione, soprattutto estera.

Matani si inserisce in questo filone, dove l’attenzione alla qualità del prodotto era un’esigenza non solo commerciale, ma anche sanitaria e sociale. Le riforme di Pietro Leopoldo, volte a una maggiore attenzione verso i bisogni dei cittadini, come la cura del cibo, trovarono eco nelle preoccupazioni di Matani, che sosteneva come cibi sani comportassero meno malattie.

Interventi e curatori

Il volume è curato da Simone Fagioli, antropologo e storico, che riflette, nel suo saggio introduttivo “Per servire all’umana felicità”, sull’importanza del saggio di Matani nel contesto della rivoluzione del pensiero settecentesco.

La prefazione è di Zeffiro Ciuffoletti, già docente di Storia contemporanea e membro dell’Accademia dei Georgofili, che inquadra lo scritto di Matani nella più ampia riflessione sulla valorizzazione del vino in Toscana.

La nota conclusiva è affidata a Giulia Bartalozzi, giornalista enogastronomica e responsabile della comunicazione per l’Accademia dei Georgofili, che chiude il cerchio parlando dell’importanza della qualità del vino oggi, tutelata dalle denominazioni Igt, Doc, e Docg..

L’editore (Effigi Edizioni, Arcidosso) e gli autori ringraziano il Museo archeologico della vite e del vino di Scansano per l’ospitalità in questa occasione che unisce storia, medicina, enologia e cultura in un dialogo che perdura da secoli.

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