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37enne si toglie la vita dopo aver ricevuto lo sfratto

Il Sunia chiede interventi urgenti contro l'emergenza casa

di Redazione
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Grosseto. «La tragedia che si è consumata a Grosseto, dove un uomo di 37 anni si è tolto la vita dopo aver ricevuto lo sfratto, rappresenta un dolore profondo per tutta la nostra comunità e un segnale drammatico di quanto la questione abitativa sia ormai una vera emergenza sociale anche nel nostro territorio».

A dichiararlo è Antonio Terribile, presidente del Sunia di Grosseto.

«Quanto successo fa drammaticamente eco a quanto accaduto agli inizi di ottobre a Sesto San Giovanni, dove un anziano si è lanciato dal balcone durante lo sfratto – spiega Terribile -. Non possiamo ridurre ciò che è accaduto a un episodio isolato. È la conseguenza diretta di anni di disattenzione e di tagli alle politiche di sostegno all’affitto e alla morosità incolpevole, che hanno lasciato migliaia di famiglie e persone fragili senza rete di protezione. Quando mancano strumenti adeguati e risposte tempestive, lo sfratto diventa un muro invalicabile che può condurre alla disperazione.

Il Sunia Grosseto chiede con forza al Governo, alla Regione Toscana e agli enti locali di attivare immediatamente un piano straordinario di intervento sulle politiche abitative, con il rifinanziamento stabile dei fondi per l’affitto e per la morosità incolpevole, e con misure che assicurino il passaggio da casa a casa, evitando che chi perde un’abitazione perda anche ogni speranza.

Serve una risposta immediata e coordinata delle istituzioni: non possiamo più accettare che la mancanza di politiche sulla casa produca nuove tragedie. Dietro ogni sfratto ci sono persone, storie e fragilità che meritano ascolto, tutela e dignità».

Simiani: «Necessaria riflessione sul modello di società che vogliamo»

«Il suicidio avvenuto a Grosseto è un’evento tragico che coinvolge tutta la nostra comunità. Non è solo un fatto di cronaca, né l’ultimo lutto in origine di tempo legato esclusivamente alla mancanza di alloggi, problema comunque reale che necessita di risposte rapide ed efficaci, ma il riflesso di una crisi sociale inarrestabile, dove la solitudine, le precarietà e le fragilità causano un mix devastante. Tragedie striscianti si consumano ormai non solo nelle grandi città ,dove i ritmi di vita caotici possono incentivare alienazione, ma anche nei centri urbani minori, che avevano mantenuto fino ad oggi gli anticorpi necessari per evitare questi episodi sconvolgenti.

E’ un tema che coinvolge tutti direttamente, e le istituzioni in primo luogo, sul quale è necessaria una riflessione collettiva che non deve cercare capi espiatori o alibi condivisi. Vanno sicuramente aumentare le risorse per garantire, ad ogni livello, il diritto alla casa e rafforzati gli strumenti per gli enti territoriali per sostenere le persone fragili e le famiglie in difficoltà. Ma non basta: vanno promossi modelli inclusivi in cui sicurezza, benessere ed accoglienza non siano in antitesi. Se cade anche la rete sociale di prossimità e solidarietà civile, se si esaurisce l’empatia civica, la nostra società è destinata a scomparire»: è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani sul 37enne che si è tolto la vita a Grosseto in seguito allo sfratto dalla sua abitazione.

Il commento di Rifondazione Comunista

«“Non c’è scampo, sono nato per essere solo”. Sono queste le parole che aveva scritto sui social l’uomo che a soli 37 anni si è tolto la vita a Grosseto per un’esecuzione di sfratto. A casa gli erano state tolte tutte le utenze e viveva in uno stato di degrado in mezzo a sacchi di immondizia – si legge in un comunicato del circolo “V. Stefanini” di Rifondazione Comunista di Grosseto -. Quello che è accaduto non è certo un episodio, ma è la conseguenza di una situazione di abbandono, di continui tagli alle politiche di sostegno all’affitto e alla morosità inconsapevole. Ci sono tante situazioni di precarietà e di disperazione in cui il disagio abitativo però viene trattato soltanto come problema di ordine pubblico; spesso durante le esecuzioni di sfratto non sono presenti gli assistenti sociali che dovrebbero garantire aiuto, sopratutto quando in casa ci sono dei minori. Ci sono persone sotto sfratto costrette a vivere di giorno nei garage e di notte nei dormitori pubblici dove non si può sostare per più di quindici giorni e dopo…Dopo si trovano di nuovo in mezzo alla strada senza un tetto sulla testa che invece dovrebbe essere garantito dalla nostra Costituzione scritta, ma non applicata.

Dobbiamo pensare che molte di queste persone si trovano in queste condizioni non per loro scelta, ma perché nel corso della loro vita hanno incontrato dei problemi: la perdita di lavoro, malattie, oppure una separazione dolorosa che li ha portati a perdere la casa e quando perdi la casa perdi tutto. Noi comunisti, come abbiamo sempre fatto, ci impegniamo oggi e in futuro a lottare con tutte le nostre forze al fianco delle persone pù fragili e più bisognose di aiuto».

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