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Il 22 settembre scorso, la Procura della Repubblica di Grosseto ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, condotte dalla Squadra Mobile della Polizia di Grosseto, in relazione al procedimento penale nei confronti di tre uomini: un 56enne nato a Palermo, attualmente agli arresti domiciliari nella sua casa di Roma per un altro reato; un 49enne nato a Troia (Foggia), che si trova anch’egli ai domiciliari in provincia di Milano per un altro crimine; un 41enne nato a Palermo e un 49enne nato a Sammichele (Bari), attualmente rinchiuso nel carcere di Civitavecchia per un altro reato.
I tre sono accusati di rapina pluriaggravata, sequestro di persona e uso di segni distintivi falsi.
Le indagini sono scattate il 4 febbraio 2014, quando, intorno alle 16, tre uomini muniti di pettorina e segni distintivi della Guardia di Finanza (le pettorine riportavano la scritta e il logo delle Fiamme gialle), tesserino, placca e manette, spacciandosi per finanzieri impegnati in un’attività ispettiva e di controllo, erano entrati all’interno del laboratorio di un negozio orafo all’ingrosso, la Grossetana Metalli Preziosi, situato in via Adige, a Grosseto.
I fatti sono stati ricostruiti sulla base delle dichiarazioni delle persone presenti sul posto, che hanno spiegato che uno dei tre banditi aveva il ruolo di capo.
La rapina
Una volta entrati nel locale, i tre malviventi avevano fatto allontanare le persone presenti: un rappresentante e un cliente, intimando loro di andare via dal negozio.
I tre avevano poi immobilizzato il titolare del negozio, utilizzando nastro adesivo, fascette in plastica e manette, e, quindi, lo avevano rinchiuso con la forza nel bagno del locale, utilizzato anche come ripostiglio.
I malviventi avevano agito indisturbati e avevano rubato, prelevandoli sia dalla cassaforte, sia dalle vetrine dei banchi espositori, che erano stati spaccati, tutti i preziosi in oro che erano riusciti ad afferrare, di notevole valore economico e commerciale.
Il bottino, consistente soprattutto in gioielli, è stato quantificato dal titolare del negozio in 561.679 euro.
Nel corso della rapina, all’interno del laboratorio era entrata una cliente, che suonava alla porta d’ingresso: senza perdersi d’animo, i malviventi facevano entrare la donna e poi le rubavano la borsa, in modo tale che non potesse utilizzare il cellulare; quindi, l’avevano rinchiusa in bagno, dove si trovava già il titolare.
Dopo aver messo a segno la rapina, i tre si allontanavano con calma, lasciando il locale e facendo perdere le proprie tracce.
Poco dopo, tuttavia, la signora riusciva a forzare la porta del bagno, dando così l’allarme dopo aver raggiunto un negozio vicino. La Polizia, chiamata anche da un cliente allontanato dai falsi finanzieri e che si era insospettito dall’atteggiamento dei tre uomini, aveva inviato sul posto gli agenti della Squadra Mobile, dove erano già presenti gli uomini della Squadra Volante, che stavano effettuando il primo sopralluogo insieme con il personale del Gabinetto provinciale della Polizia scientifica.
Sul posto, gli agenti della Polizia rivenivano e sequestravano due fascette da elettricisti, un paio di manette in metallo, dei frammenti e un rotolo di pellicola adesiva di alluminio, il tutto utilizzato dai malviventi per immobilizzare il titolare, sui quali peraltro non erano state evidenziate impronte utili allo sviluppo delle indagini.
Inoltre, venivano anche ascoltati i testimoni oculari della rapina.
Le indagini
Quindi, la Polizia metteva in atto una specifica attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Grosseto.
Nell’ambito delle indagini seguenti, venivano realizzate una serie di attività e di analisi principalmente basate sul cosiddetto traffico di cella Bts (Base Transceiver Station).
Venivano raccolti consistenti indizi a carico di alcuni soggetti, grazie soprattutto ad una specifica attività di interscambio informativo con omologhi uffici investigativi di altre province: in sostanza, venivano analizzate tutte le rapine che avessero elementi di somiglianza con quella avvenuta a Grosseto.
Questa attività investigativa aveva fatto concentrare, in particolare, l’attenzione su una rapina avvenuta il 30 luglio 2014 alla filiale della banca Carivit di Bassano Romano, in provincia di Viterbo. In quella circostanza, tre uomini, simulando di essere dei finanzieri che indossavano pettorine delle Fiamme gialle, erano entrati all’interno dell’istituto di credito, rubando una consistente cifra di denaro in contanti, per poi darsi alla fuga dopo aver rinchiuso a chiave i due impiegati.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Viterbo, aveva consentito di individuare tre soggetti che venivano sottoposti a fermo di indiziato di delitto. Nell’ambito di questa indagine, venivano sequestrate pettorine, capi d’abbigliamento con il logo della Guardia di Finanza, manette ed altri oggetti riconducibili alle forze dell’ordine.
Considerata la forte analogia tra i due episodi, la Procura della Repubblica di Grosseto aveva disposto l’acquisizione degli atti relativi al fascicolo di questo procedimento penale della Procura della Repubblica di Viterbo, con l’obiettivo di integrare le notizie agli atti di questa indagine e di ottenere ulteriore riscontro alle informazioni già assunte dalla Squadra Mobile.
Questi elementi avevano consentito di ipotizzare gravi indizi di colpevolezza, per la rapina commessa a Grosseto, a carico di due uomini autori della rapina del viterbese, in concorso con altri due complici che non avevano preso parte alla rapina commessa nella provincia laziale, ma solo a quella a Grosseto (uno dei due aveva fatto da “palo”).
La successiva, copiosa analisi dei tabulati telefonici e dei traffici di cella, l’analisi delle liste d’imbarco di alcuni voli provenienti dalla Sicilia e in partenza per l’isola, oltre alle individuazioni fotografiche effettuate sia dalla vittima della rapina, sia dai testimoni, hanno poi consentito di acquisire elementi schiaccianti a carico dei soggetti coinvolti nella rapina.
In particolare, l’attività di analisi dei tabulati telefonici ha consentito di determinare in modo puntuale tutti i movimenti degli indagati a partire dalle fasi d’incontro dei membri del gruppo criminale a Roma, il 2 e il 3 febbraio 2014, sino al giorno della rapina e a quelli successivi. Era risultato che i soggetti in questione si erano incontrati nelle prime ore del mattino per poi giungere a Grosseto e rientrare, sempre insieme, in serata a Roma, ritornando nello stesso luogo in cui si era registrato il primo incontro del mattino.

