Abbiamo ricevuto e pubblichiamo integralmente un comunicato di Flavio Agresti, coordinatore provinciale di Sel:
“Una proposta a tutte le forze politiche e a tutta la società maremmana: economia plurisettoriale secondo le vocazioni del nostro territorio per coniugare lavoro e welfare.
Se la Maremma (identificandola con l’intera provincia di Grosseto) è sempre più spesso celebrata come una delle aree ambientalmente più belle, e per questo cariche di futuro, se la nostra trama civile resiste meglio ad un degrado pressoché ovunque imperante, il merito va riconosciuto a tutti i maremmani, ma specialmente alla sinistra e al centrosinistra che dal dopoguerra ne presidiano il blocco sociale attraverso il Governo della maggior parte degli enti locali e con la loro presenza nel più largo movimento democratico e progressista. Lo dico riconoscendo tutto il contributo recato dal cattolicesimo più aperto e sensibile alla giustizia sociale soprattutto sul piano valoriale, che ha reso possibile un fecondo incontro tra l’umanesimo cristiano e quello socialista, il quale ha agito al di là delle marcate divisioni politiche tra noi e la Dc imposte dalla storia.
Ma negli ultimi anni il mondo è cambiato, sta vivendo un vero e proprio passaggio epocale aperto a sviluppi opposti, poiché è venuta meno, con il fenomeno dell’inquinamento e dell’esaurimento tendenziale delle materie prime, l’illusione illuminista dello sviluppo infinito, ponendo addirittura l’esigenza di ripensare a breve la nozione stessa di progresso. In difetto, il pericolo di una nuova decadenza forse peggiore di quelle che si ebbero nel passato tra l’età classica e il medioevo e tra il rinascimento e l’assolutismo, diventa tristemente realistico. Preoccupanti segnali in proposito già si addensano all’orizzonte, con la crisi in atto e con l’incapacità della scuola neoliberista di porvi efficacemente rimedio: le disuguaglianze crescono, la povertà dilaga, l’apparato produttivo è in disarmo; per la prima volta da secoli i figli stanno peggio dei padri.
Se tutto è ovunque in discussione, specialmente gli attori politici e sociali dovranno ridefinire se stessi e la propria missione, mettendo quanto prima in campo un nuovo pensiero e una nuova prospettiva di azione, pena una rovinosa metamorfosi. Nel nostro caso: o il centrosinistra maremmano si rinnova profondamente, ponendosi in sintonia con i mutamenti in corso, e per questo si guarda dal proposito di un’‘innovazione’ socialmente indefinita e molto organica all’assetto economico definitivamente naufragato, oppure da motore del progresso fatalmente si trasforma nel luogo della conservazione e del moderatismo, lasciando ad altri soggetti il ruolo che è stato suo per settant’anni o aprendo con la propria crisi le porte della nostra provincia al degrado del Paese.
Perciò, prima delle candidature è di questa rigenerazione programmatica dell’alleanza che ci dobbiamo tutti occupare, a cui è fortemente intrecciata l’esigenza di riformare il suo funzionamento: essa non è il prolungamento del maggior partito, ma un organismo plurale che nella pari dignità dei partecipanti dovrà collegialmente elaborare ed attuare politiche di reale sviluppo socio-economico e civile. Riguardo ai compagni di viaggio non abbiamo preclusioni, oltre a quella verso la destra, e per questo non accetteremo di subirne a carico di chi, a sinistra, condividesse l’impianto programmatico, necessariamente ancorato ai grandi ideali democratici della solidarietà e dell’accoglienza; allo stesso tempo rifiuteremo veti ideologici sulla laicità e sui diritti civili.
Se il cimento sarà questo, Sel continuerà ad essere un convinto protagonista della coalizione; diversamente, se cioè non si dovesse accedere ad un approccio più qualitativo che quantitativo dello sviluppo, il quadro si complicherebbe, poiché noi siamo e vogliamo restare nel centrosinistra, ma non a tutti i costi.
Lavoro e welfare, nella loro complementarietà, sono per noi prioritari. Ma il primo o sarà prodotto dalla tutela dell’ambiente o non vi sarà; sul secondo si dovrà investire soprattutto nei periodi di crisi, respingendo la logica malsana della privatizzazione, sennò i più deboli pagheranno due volte. Cura del territorio, bonifiche, gestione del ciclo dei rifiuti finalizzata al recupero, e protezione di quei servizi collettivi coerenti con la lotta alla povertà, sono i principali motivi di lavoro cui ci ispiriamo, anche ragionando su una migliore organizzazione delle autonomie locali per mettere insieme, con una più alta produttività sociale della spesa pubblica, una quantità significativa di finanziamenti da destinare a scopi più produttivi, a beneficio dei giovani in cerca di lavoro e di chi il lavoro non l’ha più.
Dobbiamo valorizzarne la peculiarità, perché la migliore risorsa della Maremma è la Maremma stessa. Renderla uguale alla Brianza è un passo indietro, non in avanti. E l’autostrada è maledettamente omologante. Come lo è la cementificazione.
Siamo per un’economia plurisettoriale a cui contribuiscano tutte le vocazioni della provincia e per questo vogliamo batterci per far crescere imprese locali più che per farle venire da fuori, perché queste possono non avere il giusto rapporto con il territorio.
In proposito vi sono due filoni di iniziativa da intraprendere o irrobustire al più presto: uno concerne l’allestimento anche in Maremma, superando un ritardo clamoroso, di un moderno ed efficiente terziario avanzato che inglobi le prime esperienze di Rispescia e di Borgo Santa Rita, il quale, con il concorso dell’università e delle aziende più innovative, supporti il sistema d’impresa sul piano della ricerca tecnologica e degli sbocchi commerciali, aiutando così le nostre unità produttive ad uscire finalmente da quel ‘recinto locale’ che fino ad oggi le ha costrette al nanismo, fuori dai mercati globali; l’altro riguarda la formazione anche umanistica, perché l’uomo colto, che possiede senso critico, è più libero e più creativo.
Tenendo ben presente che vi è una precondizione per il successo di tutto: la legalità. Questa è certamente il rispetto delle leggi, ma principalmente reclama la trasparenza, l’affidamento della gestione alle competenze, la piena autonomia della politica dal mondo economico-finanziario e degli affari, il contrasto dell’infiltrazione mafiosa. Per quest’ultima questione si dovrà chiarire lo stato effettivo delle cose con il concorso, in primis, di tutti coloro che se ne occupano istituzionalmente, per approntare una risposta adeguata.
La Maremma è troppo vicina e simile a molte zone che purtroppo sono già interessate al fenomeno. Se restassimo inerti a fronte di un possibile attivismo criminale, alla fine non ci sarebbero più né il centrosinistra né il centrodestra; insomma non ci sarebbero più la politica, la democrazia e la libertà.
Ecco, su questo canovaccio Sel vuole confrontarsi con i propri alleati e con tutta la società maremmana, aspettandosi essenzialmente dal Pd risposte chiare e politicamente impegnative”.

