Domani, alle 17.30, alla biblioteca di storia dell’arte di Montemerano è in programma la presentazione del volume “La gioiosa macchina da guerra. Veleni, sogni e speranze della sinistra” di Achille Occhetto ed edito da Editori Internazionali Riuniti nel 2013.
All’iniziativa, organizzata dall’Accademia del Libro, interverrà lo stesso autore, insieme a Giancarlo De Maria e Donatella Borghesi.
“La storia dovrebbe essere divisa in prima di Achille Occhetto e dopo Achille Occhetto. Non sto parlando della storia del Pci. Sto parlando della storia italiana”, ha scritto Furio Colombo su Il Fatto Quotidiano.
Era il 12 novembre 1989, a pochi giorni da quel 9 novembre che cambiò il mondo con la caduta del muro di Berlino, quando l’ultimo segretario del Pci espresse nella sezione della Bolognina, quartiere del capoluogo emiliano, la necessità per il più grande partito comunista d’Europa di cambiare profondamente, anche nel nome. Fu quella che da allora fu chiamata “la svolta”. Il suo principale protagonista ne ricostruisce in questo libro le verità storiche e i retroscena, in un racconto che è insieme un appassionata e sincera autobiografia e una lucida analisi politica del “male oscuro” della sinistra italiana, con molte indicazioni sull’oggi.
Sotto il titolo che rimanda alla battuta giocosa pronunciata con i giornalisti alla vigilia delle elezioni del ’94, quelle della sconfitta, Achille Occhetto raccoglie le sue memorie: non solo per rispondere all’esigenza personale di ripercorrere gli anni più drammatici della sinistra in Italia, ma anche per capire come sia stata possibile l’egemonia berlusconiana.
In un continuo passare dal “dentro” (il proprio carattere e le proprie debolezze, i sentimenti e le delusioni) al “fuori” (gli errori, le illusioni, le viltà dei compagni di partito, gli antagonismi, primo tra tutti quello con D’Alema), Occhetto rilegge con questo particolare doppio sguardo gli ultimi decenni della nostra storia. Una rilettura che in questi giorni di caos e di grande incertezza politica fornisce una chiave in più per analizzare la crisi e i limiti della sinistra attuale, e apre a nuove possibilità per il futuro del nostro paese.
Scrive nell’introduzione Michele Serra: “Molti dei semi che la sua svolta ha gettato nel campo ipotetico del futuro devono ancora nascere. È troppo presto per i bilanci. La Bolognina è una pagina scritta nel secolo scorso, ma per i lettori di adesso e di domani. Si tratta solo di aspettare, che tutto ricominci, e qualcosa, finalmente, finisca”.

