“Undisclosed Stories”: ecco la mostra collettiva per i venti anni de Il Frantoio

Il Comune di Capalbio e l’associazione culturale Il Frantoio presentano “Undisclosed stories. Capalbio Contemporary Art”, la mostra collettiva ideata in occasione dei venti anni di attività de Il Frantoio, allestita a Palazzo Collacchioni, per tutti “Il Castello”, ovvero l’edificio simbolo di Capalbio.

L’esposizione sarà inaugurata sabato 14 ottobre, alle 18, e sarà visitabile fino al 5 novembre.

La mostra nasce come omaggio a Capalbio e ai suoi suggestivi paesaggi, alla sua peculiare storia di “terra di frontiera e di passaggio” costruita sulla base di continue migrazioni e sulla convivenza di apporti culturali differenti. Un omaggio reso attraverso l’arte contemporanea in tutte le sue forme, oggi disseminata nelle campagne circostanti e nelle aziende vinicole del territorio e che, dal monumentale “Giardino dei Tarocchi” progettato e voluto da Niki De Saint Phalle e famoso in tutto il mondo, è giunta anni fa fino al cuore del paese, negli ampi locali de Il Frantoio, luogo di accoglienza per eccellenza, vivace epicentro di incontri interessanti e crocevia di esperienze e di storie, che ha conquistato negli anni un proprio ruolo di catalizzatore di interscambi culturali.

Il Frantoio, con la sua galleria d’arte contemporanea, è lo spazio espositivo più conosciuto della Maremma dove, dal 2002, si susseguono di anno in anno progetti differenti in cui si incontrano e si incrociano le strade di numerosi artisti, curatori e critici d’arte di diverse generazioni, italiani e stranieri, lasciando un segno ideale del loro passaggio.

Le storie di arte e cultura al Frantoio sono ormai note a tutti, ma in pochi ne conoscono le peculiari e intime dinamiche e il susseguirsi dei differenti protagonisti che le hanno di volta in volta animate, se non coloro che le hanno profondamente vissute in prima persona. Questa mostra vuole così ripercorrere emblematicamente parte di queste storie gelosamente custodite tra i vecchi muri del Frantoio per dischiuderle e raccontarle attraverso le opere realizzate da alcuni dei suoi artisti più significativi, di lunga data e di nuovi.

In basso, affacciati su piazza della Provvidenza, gli spazi ampi e generosi con pavimento industriale e i soffitti a falde inclinate con tavelle a vista tinteggiate di bianco della galleria Il Frantoio e, di contro, imponente sul punto più alto del paese, l’elegante palazzo signorile di epoca rinascimentale con le sue sale finemente restaurate, le pregevoli decorazioni ed i caratteristici mobili d’epoca: questo intrigante e delicato connubio fra passato e presente, che ben si legge e si percepisce arrivando a Capalbio ed attraversando il suo territorio, ha contribuito ad avvalorare l’idea di costruire una collettiva di artisti vivace e variegata per festeggiare i venti anni di attività de Il Frantoio,

Sollecitando l’istintiva predilezione per i crossover e le sperimentazioni fusion di Davide Sarchioni, dal 2010 curatore delle mostre che si susseguono nello spazio espositivo, e di Maria Concetta Monaci, presidente dell’associazione culturale Il Frantoio che questo stesso spazio gestisce, si è andata definendo l’idea sempre più chiara di una carrellata di opere differenti da porre in dialogo con l’apparente facilità di colui che, osservando, si innamora a prima vista di un bel quadro, dando luogo ad un feeling privilegiato fra l’opera e il suo estimatore.

L’ideale distanza rispetto ai circuiti ufficiale dell’arte ha permesso inoltre una libertà d’azione e di intenti, rara altrove, nel comporre una lista di artisti in cui miscelare agevolmente, senza esitazioni, nomi di figure già consolidate all’interno di una selezione arbitraria di giovani e di emergenti, dettata dall’unica regola di essere stati ospiti al Frantoio o aver dialogato col territorio capalbiese.

Non si è partiti, dunque, con l’ideare un vero e proprio progetto di mostra, ma un’interessante mostra di opere.

Accanto ai lavori di Piero Manzoni, Arman e Mimmo Paladino, importanti e diversi punti di riferimento dell’arte nel mondo, si affiancano quelli altrettanto significativi di Bruno Ceccobelli, uno dei più conosciuti esponenti della cosiddetta “Scuola di San Lorenzo”, di Sauro Cardinali, Tiziano Campi e di H.H.Lim.

Tra gli stranieri Thomas Lange, fra i protagonisti negli anni ‘80 dei “giovani selvaggi” di ex-Berlino Ovest, Masuda Hiromi, artista giapponese che realizza poetiche opere di vetro soffiato nei laboratori dei maestri vetrai di Murano, e di Mutsuo Hirano, anch’egli giapponese trapiantato in Germania e ora stabile in Italia. Si prosegue con gli interessantissimi e pur differenti artisti romani Sandro Mazzucato, Bruno Pellegrino e Antonello Viola. I milanesi Francesco Di Luca, Gianni Moretti e Caterina Tosoni. Il napoletano Christian Leperino.

La fotografa è rappresentata da Pietro Pasolini, Francesco Minucci e i “capalbiesi” Nicola Cariati e Dimitri Angelini, anche curatore di eventi al Frantoio.

Ampia la presenza di artisti grossetani quali Matteo Maggio, Pietro Corridori e Germano Paolini e di coloro che hanno da tempo lasciato la Maremma avendo deciso di lavorare altrove, come i giovani e promettenti Luca Grechi e Lapo Simeoni.

Massimo Biondi con le sculture totemiche d’ispirazione metafisica, Carlo Maria Nobile ed i suoi ritratti naïf, Goffredo Ademollo Valle, in arte Dedó, esponente della New Pop Art italiana, tra gli artisti già noti al pubblico di Palazzo Collacchioni, essendo qua già ospitati in mostre personali e collettive, e Fe con i suoi disegni.

Degne di nota le opere site-specific appositamente ideate e realizzate per gli spazi di Palazzo Collacchioni. La prima è l’installazione monumentale esterna di Valentina Palazzari, artista di base a Roma che, interessata alle proprietà fisiche e alle qualità estetiche dei materiali metallici, ne approfondisce al massimo grado le possibilità formali forzandone il potenziale altamente suggestivo e poetico. La seconda è la scultura dalle forme organiche di Antonio Barbieri, artista emergente di base a Grosseto.

Tra arte e design troviamo Orsina Sforza e la magia delle sue lampade-sculture, il gruppo Bo.Ca con le loro dirompenti installazioni luminose, Silvia Franci ed il suo progetto di recupero del centro storico Ri.Centro Capalbio, la stilista Irene Silvestri con le singolari creazioni outfit ed il duo Auro & Celso Ceccobelli maestri della ceramica Raku.

Lancia un forte monito sociale l’artista italo-kenyota Armando Tanzini, attento all’ambiente con forme animali riprodotte od evocate nei suoi lavori.

Impegno e solidarietà anche per l’opera corale “La coperta delle donne” di Progetto Donna, installazione costituita da tanti quadrati di unica dimensione realizzati nelle diverse tecniche del ricamo, maglia, ecc. da donne di Capalbio, Grosseto, Malindi, Trieste unite nell’intento di realizzare un manufatto che le leghi aldilà di distanze, differenze culturali e sociali e che venduto o messo all’asta consentirà di aiutare una organizzazione No Profit impegnata “al femminile”. Hanno dato il loro contributo Silvana Belmonti, Iole Barfucci, Cinzia Belmonti, Vincenza Pacchiarotti, Laura Chionsini, Carla Masotti, Luigina Maccari, Claudia Morelli, Rosanna Giovinazzo, Angela Delmirani, Giacinta Sonno , Cecilia Monaci, Loredana De Simoni, Rizichi Macharia, Michela Ottolini.

Infine, una considerazione a parte merita il lavoro di Gerardo Masini, artista ferrarese poliedrico alla cui riscoperta ha contribuito Il Frantoio con un’ampia mostra a lui dedicata e da poco conclusa.

Considerando le differenze di generazione, di carriera e di percorsi che intercorrono fra gli artisti, la mostra nasce anche dalla necessità di veder coesistere le opere di giovani proposte, di emergenti e di affermati senza un preciso intento programmatico. Un “incontro fortuito” fra gli artisti e soprattutto fra opere che innesca un sistema di intrecci e di orditure affini o allusive, pur nella diversità dei repertori formali e delle tecniche utilizzate.

Per informazioni, è possibile scrivere un’e-mail all’indirizzo mc.monaci@hotmail.it o contattare il numero 335.7504436.

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