CineVisioni: la recensione di Dunkirk

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Dunkirk è strutturato lungo tre linee narrative, ognuna ambientata in un determinato arco temporale: la prima linea comincia sulla terraferma e copre un arco temporale di una settimana; la seconda linea è ambientata in mare e dura un giorno; la terza copre un’ora di tempo e ha luogo nei cieli. Queste tre linee narrative si intrecciano secondo uno sviluppo non lineare.

Maggio, 1940. Sulla spiaggia di Dunkirk 400.000 soldati inglesi si ritrovano accerchiati dall’esercito tedesco. Colpiti da terra, da cielo e da mare, i britannici organizzano una rocambolesca operazione di ripiegamento. Il piano di evacuazione coinvolge anche le imbarcazioni civili, requisite per rimpatriare il contingente e continuare la guerra contro il Terzo Reich. L’impegno profuso dalle navi militari e dalle little ship assicura una “vittoria dentro la disfatta”. Vittoria capitale per l’avvenire e la promessa della futura liberazione del continente.

Dunkirk, come ormai ci ha abituato il regista Christopher Nolan (autore anche del soggetto), è caratterizzato da una fotografia altamente spettacolare, specie nelle riprese aeree e non manca un utilizzo copioso di effetti digitali, che però a differenza di altre pellicole non risulta mai eccessivo e del tutto funzionale al racconto ed alla necessità di mantenere alta l’attenzione del pubblico nonostante il ritmo non decolli mai. La storia vera da cui è tratto Dunkirk, del resto, vuole i suoi tempi e questi non collimano del tutto con le esigenze cinematografiche moderne.

Ma il messaggio che Nolan ci consegna in Dunkirk è di profonda critica alla guerra e questo ci viene comunicato principalmente attraverso una colonna sonora curata ed inquietante, fatta di suoni metallici e sottolineature nei punti critici. Un meccanismo che lavora ai fianchi, subliminalmente, il nostro sistema nervoso.

Non mancano, ovviamente, le scene d’azione e l’accento che Nolan conferisce a questo lungometraggio è la sopravvivenza, la pura e semplice sopravvivenza in tutta la sua drammaticità.

Si aggiunge a questo un’interpretazione più che convincente dei tre veterani presenti nel film: Kenneth Branagh, Mark Rylance e Tom Hardy. Nolan sapeva di poter contare su di loro ed è stato brillantemente ripagato.

E ora la domanda che ci si poteva aspettare dall’inizio: Dunkirk è un capolavoro? Rimarrà una pietra miliare dei film sulla guerra? La risposta è no, forse anche a causa di una storia che non giustifica un film da 107 minuti, Nolan non ha prodotto un film memorabile. Ma è un buon film, equilibrato e caratterizzato da numerosi acuti. Merita di essere visto senza pregiudizi, semplicemente lasciandolo scorrere e lasciandosi trasportare.

Leggi tutte le recensioni

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top