CineVisioni: la recensione di Nella Tana dei Lupi

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Los Angeles, 2018: una squadra di ladri guidata da Ray Merrimen (Pablo Schreiber) effettua un violento attacco armato e dirotta un camion blindato. Una guardia di sicurezza che fa cadere il suo caffè provoca la sparatoria accidentalmente. Gli agenti di polizia arrivano sulla scena e si impegnano in una sparatoria con i ladri. Alla fine, Merrimen e il suo equipaggio fuggono con il furgone blindato vuoto, ma rimprovera Bosco (Evan Jones) per aver ucciso la prima guardia.

Al mattino, il detective Nick “Big Nick” O’Brien (Gerard Butler) indaga sulla scena del crimine. Sta monitorando Merrimen e il suo equipaggio per un po ‘. Sospettando un barista locale di nome Donnie per coinvolgimento, Nick lo trova al bar e lo rapisce per l’interrogatorio. In un flashback, Merrimen sta pianificando di derubare la Federal Reserve il venerdì di quella settimana rimuovendo di nascosto circa $ 30 milioni in vecchie fatture che sono programmate per essere distrutte dopo che i loro numeri di serie sono stati cancellati dai registri dei computer.

Nella Tana dei Lupi è quasi un remake, tanti sono i riferimenti e le citazioni, di Heat – La Sfida,  film del 1995 diretto da Michael Mann con Al Pacino e Robert De Niro. Chiaramente quella pellicola viene presa a riferimento poiché rappresenta una pietra miliare nei film d’azione, ma è davvero smaccata la replica di fatti, concetti ed impostazione del canovaccio narrativo da risultarew talvolta un vero e proprio “copia e incolla”.

I due antagonisti, protagonisti di Nella Tana dei Lupi, sono come detto il “buono” Nick “Big Nick” O’Brien (Gerard Butler) ed il “cattivo” Ray Merrimen (Pablo Schreiber). Sia Butler che Schreiber forniscono una buona prestazione attoriale, anche se per la verità il primo è una spanna sopra al secondo, riuscendo spesso a risultare più “truzzo” del criminale.

Alla regia c’è Christian Gudegast, alla prima esperienza da regista dopo una lunga carriera da sceneggiatore, ruolo che ricopre anche in questo caso insieme a  Paul Scheuring.
Sebbene vi siano degli aspetti interessanti, uno su tutti la chiara rappresentazione di O’Brien e Merrimen come due facce della stessa medaglia, con il “buono” ed il “cattivo” che sono più coincidenti che complementari, è proprio nella sceneggiatura che il film delude. Non c’è nulla di particolarmente sbagliato, ma la pellicola non riesce mai a sorprendere e questo è un peccato mortale per un film d’azione.

La durata (140 minuti) sembra davvero esagerata e figlia di un atteggiamento quasi lezioso. Un affinamento ed un deciso taglio ai tempi avrebbero senz’altro giovato. La regia è un po’ ovattata, ma qua e là ci sono sequenze davvero ben girate che lasciano una buona sensazione.

Nella Tana dei Lupi piacerà a chi chiede un onesto film d’azione ed è di bocca buona. Per chiunque non sia appassionato del genere, abbia un minimo di esigenza o non sopporti un machismo imperante, meglio lasciar perdere.

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