Ceta, Attac Grosseto: “Trattato pericoloso, a rischio le nostre imprese agricole”

Nella stampa locale di questi giorni è apparso un articolo sul trattato tra Unione Europea e Canada, il Ceta. Nello stesso si leggono delle affermazioni del direttore e del presidente di Confagricoltura che lasciano basiti. Dall’articolo si evince che con la firma del Ceta si risolverebbero tutti i problemi dell’agricoltura delle provincie di Grosseto, Siena ed Arezzo con in arrivo soldi a volontà“.

A dichiararlo è Silvano Brandi, di Attac Grosseto.

“Le cose stanno molto diversamente, e lo sanno i due dirigenti dell’associazione, ma fanno finta di non saperlo – spiega Brandi –. In realtà con la firma di questo trattato, dai cereali alle carni, dalla frutta agli ortaggi all’allevamento si scatena sull’agricoltura europea, quindi anche su quella grossetana, una tempesta devastante. Ecco da dove partono queste nostre considerazioni. In apparenza, con l’eliminazione dei dazi, si crea una comune piattaforma di competizione transatlantica, tra le imprese agricole europee e le imprese nordamericane. In realtà si creano molte difficoltà alle imprese agricole europee per una ragione molto semplice: mentre le imprese agricole nordamericane sono avvantaggiate dalla enorme dimensione industriale, e dal fatto che godono di una quasi totale libertà economica, tipica dell’America, dovuta alla quasi totale assenza di regole e limiti di fare impresa, le imprese europee continueranno ad essere soggette alle regole nazionali ed europee poste per tutelare sia la salute delle persone che la tutela dell’ambiente. Con la firma del Ceta si verrebbe a creare una situazione di difficile gestione per le imprese agricole europee“.

“Col il Ceta si cerca di sopperire ai trattati Tpp e Ttip per il momento sospesi e, percorrendo una via alternativa, si cerca di far arrivare in Europa le produzioni degli stati che aderiscono al Nafta (Canada, Usa e Messico), passando per il Canada, quindi possono entrare legalmente le merci di questi paesi nell’Unione Europea – continua Brandi -. Una seconda via per far entrare prodotti americani in Europa è quella di andare a insediare in Canada delle società controllate da multinazionali di altri Paesi americani. Con queste triangolazioni è assicurato l’arrivo in Europa dei prodotti Ogm e trattati al Glifosato. Cade così l’ultima, la più preziosa delle barriere, che in Europa e in Italia si è costruita attraverso decenni di lavoro, attenzione, cura e solidale impegno per produrre prodotti con minor residui chimici possibile“.

“Non ha senso sostenere che il Ceta protegge alcune produzioni agroalimentari tipiche europee: è infatti, questa protezione, solo un’isola nell’oceano. Solo per affrontare questa problematica occorrerebbe un intero capitolo, data la complessità del trattato. Guardiamo certo al futuro, ma non dimentichiamo il passato e non vogliamo perdere il presente. Vogliamo difendere l’equilibrio che, pur con tanti sacrifici, abbiamo raggiunto, prima con l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea e poi con l’ingresso dell’Unone Europea nel Wto. Per fortuna, oltre a centinaia di associazioni, numerose sono le autorità locali e regionali, che stanno esprimendo la loro contrarietà al processo di ratifica dell’accordo, a partire dall’amministrazione di Roma Capitale e della Regione Lazio, comprese le Regioni Lombardia, Liguria, Veneto, Puglia, Calabria, Marche e Valle d’Aosta, oltre a centinaia di Comuni, che hanno chiesto al Parlamento di aprire una consultazione ampia sugli effetti del Ceta – conclude Brandi -. Se si aprirà un dibattito serio, che coinvolgerà i cittadini, associazioni e le istituzioni locali noi saremo presenti per dimostrare la pericolosità di questo trattato“.

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